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Cybersecurity

CODESYS sotto attacco: tre falle concatenate per inserire una backdoor nel PLC

Tre CVE concatenate nel runtime CODESYS Control permettono a un utente Service di sostituire l'applicazione del PLC con una versione backdoor ed eseguire codice come root.

3 min di lettura
Rappresentazione di un PLC industriale compromesso con una catena di vulnerabilità CODESYS

CODESYS è uno dei runtime più diffusi al mondo per la programmazione dei controllori industriali: lo si ritrova, sotto forma di OEM rebrandizzato, in PLC e dispositivi di automazione di centinaia di costruttori. Proprio per questa pervasività una catena di vulnerabilità divulgata di recente dalla ricerca di sicurezza OT merita attenzione: dimostra come un account con privilegi apparentemente limitati possa arrivare al controllo totale del dispositivo.

Il punto debole: privilegi "Service" più potenti del previsto

Nell'architettura CODESYS il codice scritto secondo lo standard IEC 61131-3 viene compilato in codice macchina e caricato nello stesso processo del runtime, che gira come root. Chi riesce a sostituire l'applicazione del PLC, di fatto esegue codice nativo con i massimi privilegi sul dispositivo.

Il livello di accesso Service, storicamente considerato di servizio e a bassa criticità, dispone però del permesso di scrittura sulle cartelle delle applicazioni, necessario per la funzione di backup e ripristino. È da qui che parte tutto.

Tre vulnerabilità che si rafforzano a vicenda

L'attacco non sfrutta una singola falla, ma le concatena. Le tre CVE coinvolte:

CVE Tipo CVSS In sintesi
CVE-2025-41658 Permessi di default errati 5.5 Accesso al file con gli hash delle password CODESYS
CVE-2025-41659 Permessi errati su risorsa critica 8.3 Accesso al materiale crittografico sensibile
CVE-2025-41660 Trasferimento di risorse non validato 8.8 Ripristino di applicazioni manomesse senza controlli

Il dettaglio che rende fragile il modello è strutturale: i backup (file .tbf) sono semplici archivi ZIP che contengono l'applicazione compilata (Application.app), il relativo checksum e i metadati. Quel checksum è un CRC32, pensato per rilevare errori di trasmissione, non per resistere a manomissioni deliberate.

La catena di sfruttamento

Con credenziali Service valide, ma senza alcun accesso locale al sistema operativo, un attaccante può procedere così:

  1. Esfiltra l'applicazione di boot tramite la funzione di backup.
  2. Recupera il materiale crittografico abusando di CVE-2025-41659, aggirando cifratura e firma del codice quando presenti.
  3. Manomette il binario compilato, iniettando codice malevolo.
  4. Ripristina l'applicazione alterata sfruttando CVE-2025-41660, che non valida l'integrità del pacchetto.
  5. Attende il riavvio: al successivo avvio il codice iniettato gira come root.
  6. Escala i privilegi modificando il database utenti di CODESYS fino a ottenere il ruolo Administrator.

Cosa significa per un impianto

Tradotto nel linguaggio del MITRE ATT&CK for ICS, lo scenario tocca tecniche pesanti: sostituzione dell'applicazione legittima (T0839), manipolazione del controllo con alterazione di setpoint e override degli interlock (T0831), furto di informazioni operative come logica di controllo e credenziali integrate (T0882).

In un contesto reale (una linea di produzione, una sottostazione, un impianto di trattamento acque) le conseguenze vanno dal fermo produttivo al danno fisico, fino a condizioni operative non sicure difficili da diagnosticare, perché il PLC continua ad apparire formalmente integro.

Mitigazioni

CODESYS ha rilasciato patch coordinate. Le azioni prioritarie:

  • Aggiornare il runtime CODESYS Control alla versione 4.21.0.0 o superiore.
  • Rendere obbligatoria la firma del codice prima del deploy: nella nuova versione è attiva per default.
  • Segmentare la rete per ridurre l'esposizione delle interfacce di programmazione.
  • Irrobustire la gestione delle credenziali, trattando gli account Service come privilegiati a tutti gli effetti.

L'angolo MON5

In molti impianti il problema, prima ancora della patch, è sapere dove sia presente CODESYS: spesso è annidato dentro dispositivi di fornitori diversi e non compare in alcun inventario aggiornato. Una visibilità accurata degli asset OT permette di mappare quali controllori espongono il runtime vulnerabile e di correlare ciascuna CVE con il contesto reale (criticità della linea servita, esposizione di rete, finestre di manutenzione disponibili).

Dove l'aggiornamento immediato non è praticabile (caso frequente quando il fermo macchina costa caro) il monitoraggio passivo delle anomalie offre una rete di sicurezza: ripristini di applicazione inattesi, accessi anomali alle funzioni di backup o modifiche al database utenti diventano segnali rilevabili senza interrompere la produzione, restringendo la finestra in cui una backdoor può restare silente.

Analisi e commento a cura di MON5 su ricerca e dati di pubblico dominio del settore OT/ICS.

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